mercoledì, 08 aprile 2009

Le cose che mi mancano sono coraggio e volontà

«La  diversità  degli  uomini  è  evidente non soltanto nella
    diversità delle loro tavole di valori, nel fatto, quindi, che essi
    fanno oggetto delle loro aspirazioni beni diversi e sono  discordi
    tra loro anche per quanto riguarda il maggiore o il minor grado di
    valore,   il   posto  gerarchico  occupato  dai  beni  comunemente
    riconosciuti - tale diversità è ancor  più  evidente  in  ciò  che
    rappresenta  per  essi  l'effettivo "avere" e "possedere" un bene.
    Relativamente alla donna,  per esempio,  per chi è più modesto già
    il  fatto di disporre del suo corpo e di goderne sessualmente vale
    come segno sufficiente e soddisfacente dell'avere,  del possedere;
    altri  invece,  nella  sua  sete  più diffidente e più esigente di
    possesso, vedrà il 'punto interrogativo', l'aspetto solo apparente
    di un tale possesso, e vorrà prove più sottili,  soprattutto,  per
    sapere se la donna non soltanto si dà a lui, ma anche è disposta a
    lasciare  per lui quel che ha o che vorrebbe avere;  soltanto così
    essa sarà per lui 'posseduta'. Un terzo, poi,  non sarà neppure in
    questo modo al termine della sua diffidenza e della sua volontà di
    possesso,  e  domanderà  a se stesso se abbandonando ogni cosa per
    lui la donna non agisca forse per una rappresentazione  fantastica
    che  si  è  fatta  di  lui:  egli  vorrà  soprattutto  essere  ben
    conosciuto  nel  profondo,   anzi  nelle   sue   stesse   abissali
    profondità, per potere in generale essere amato, e oserà lasciarsi
    indovinare.  Avvertirà  di  possedere  interamente  la donna amata
    soltanto quando ella non si ingannerà più su  di  lui,  quando  lo
    amerà  per  il  suo satanismo e la sua occulta insaziabilità tanto
    quanto per la sua bontà, pazienza e spiritualità. C'è chi vorrebbe
    possedere un popolo,  e tutte le arti di un  Cagliostro  e  di  un
    Catilina gli vanno bene per un siffatto scopo. Chi invece, con una
    sete  di  possesso  più  sottile,  dice  a  se  stesso 'non si può
    ingannare,  quando si vuol possedere' -,  si  sentirà  irritato  e
    impazientito  pensando  che  una sua maschera fa pesare il proprio
    potere sull'animo del popolo:  'è  necessario  allora  che  io  mi
    faccia  conoscere  e  soprattutto che io stesso mi conosca!'.  Tra
    uomini soccorrevoli e benefici si incontra quasi di regola  quella
    goffa astuzia,  che sa soprattutto adattare ai loro fini colui che
    deve essere soccorso: come se costui, per esempio, 'meriti' aiuto,
    o desideri precisamente il 'loro' aiuto, e come se si dimostri per
    tutti  i  loro  aiuti  profondamente  riconoscente,   affezionato,
    sottomesso - immaginandosi queste cose,  essi dispongono di chi ha
    bisogno come di una loro  proprietà,  essendo  essi  soltanto  per
    brama  di  proprietà  gente generalmente disposta a beneficare e a
    soccorrere.  Si noterà la loro gelosia tutte le volte che qualcuno
    taglierà loro la strada prevenendoli nell'aiuto.  I genitori fanno
    involontariamente del loro figlio qualcosa  di  simile  a  loro  -
    questo per essi è 'educare' - nessuna madre dubita in fondo al suo
    cuore di aver generato a se stessa, nel figlio, una sua proprietà,
    nessun  padre  si sentirà di mettere in dubbio il diritto di poter
    sottometterlo alle sue idee e alle sue valutazioni.
Sì,  una volta
    i padri ritenevano giusto esercitare a loro talento sui neonati un
    potere di vita e di morte (come accadeva tra gli antichi Germani).
    E allo stesso modo del padre,  ancor oggi il precettore, la casta,
    il prete,  il sovrano,  scorgono in ogni nuovo  essere  umano  una
    comoda occasione per un nuovo possesso».

«Si misconosce profondamente  l'animale  da  preda  e  l'uomo
    predatore  (per esempio Cesare Borgia),  si misconosce la 'natura'
    fintantoch‚ si continua a cercare un 'carattere morboso' in  fondo
    a  queste  che  sono  le  più  sane  tra tutte le belve e creature
    tropicali,  o addirittura un 'inferno' concreato  in  loro:  ed  è
    questo  che  fino  a oggi hanno fatto quasi tutti i moralisti.  Si
    direbbe che nei moralisti ci sia un odio per le foreste vergini  e
    per i tropici!  E che "l'uomo tropicale" debba essere screditato a
    tutti i costi,  sia come malattia e degenerazione umana,  sia come
    un  proprio  inferno  e  una tortura di se stesso?  Perchè mai?  A
    favore forse delle 'zone temperate'?  A pro dell'uomo medio?
    dei  'morali'?  dei mediocri?
  Questo per il capitolo 'morale come
    pusillanimità'
».


CoseSintetiche | 21:21 | link | commenti
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venerdì, 03 aprile 2009

Inno all'odio

In questi giorni ho pensato che al mondo potesse esistere la giustizia (che per me coincide con la vendetta, mia, personale) o addirittura l'essere supremo. So benissimo che non è così, ma godo delle sventure che finalmente sono piombate in testa agli altri. Pensavano di essere in salvo, pensavano che nesssuno potesse avere il diritto di togliere a loro, i paladini dell'amore fraterno tra compagni, un punto in pagella. È bastato che la Pepi dicesse "Domani interrogo in letteratura", cosa per lei ovvia che crollassero tutte le loro certezze. I paladini dell'amore fraterno tra compagni litigano furiosamente tra di loro. I paladini dell'amore fraterno tra compagni urlano e fanno girare la scuola, attirando su di loro gli sguardi divertiti di tutti. Le loro grida sono così isteriche da fargli colare e sbavare la matita. In questi momenti (troppo pochi, purtroppo) mi torna in mente il verbo "godere", e gli rido in faccia. Rido in faccia di fronte ai loro discorsi palesemente illogici, al loro sentirsi per un momento deboli. Godo perchè si rendono conto per la prima volta che FORSE non tutti li amino e li ammirino e vogliano ricoprirli di oro, bambagia e 8-9-10. Cosa vedo? La coerenza che sbiadisce sempre di più ad ogni scambio di battute, i loro convinti discorsi sull'amicizia tra i compagni, l'odio passare davanti alle loro facce. Tutti che litigano con tutti, tutti che accusano tutti, tutti pronti a pugnalarsi. Ma non è strano questo, è strano che lo facciano alla luce del sole. È bello. È bello vedere che la vendetta venga da te senza che tu la chiami. È bello vedere come i loro discorsi non abbiano nemmeno il tempo di prendere un tenue significato, è bello vedere come i loro discorsi continuino a non servirgli nulla. Perchè si affannano tanto a cercare di avere ragione? Non lo sanno che il mondo che hanno appena intravisto è quello in cui vivono da sempre, che hanno generato loro stessi? Ma no, no. Sono troppo stupidi.
Io intanto continuo a godere, nell'angolo, con le altre poche persone che hanno ancora un barlume di senno.


CoseSintetiche | 12:10 | link | commenti (2)
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